giovedì, 28 settembre 2006

Ormai ho la consapevolezza che lo Stato volutamente insabbia il problema del precariato, e non punto il dito contro destra o sinistra. Semplicemente la responsabilità è di chi a turno siede su determinate poltrone.

Primo fatto
Giorni fa ho avuto un'illuminante conversazione con un giornalista della televisione di stato, che mi ha tempestato di email, interessato ad un servizio da realizzare per il tg, il nostro dialogo si è concluso nel modo seguente:

"Dove lavori?"
"Lavoro in una società del gruppo Rai."

Dopo questa affermazione il mio interlocutore, con voce spezzata dal panico per la scoperta, mi liquida velocemente con la scusa di un servizio urgente da montare e il giorno dopo ricevo via e-mail le seguenti laconiche righe:

"Mi dispiace ma i miei capi sono rimasti abbastanza tiepidi alla mia proposta ma fammi sapere come va la tua provocazione..."

Tralasciando l'aggettivo tiepidi, che non credo corrisponda neanche lontanamente alla veridicità dei fatti, faccio presente che mamma Rai, la tivvu' di stato, che dovrebbe adoperarsi per risolvere il problema, ha al suo interno reparti che si reggono completamente su interinali, cocoprò e stagisti, lì da anni luce tenuti ad alimentare la consistente classe dei disoccupati del futuro con la vana speranza di un'assunzione che non arriva mai.

Secondo fatto
Il problema denunciato da questo blog ha avuto risonanza su tutti i maggiori quotidiani nazionali: Repubblica, La Stampa, Il Resto del Carlino, Il Messaggero, L'Unità, La Nazione, Il Giorno.

Su tutti i quotidiani tranne uno: Il Corriere della Sera è il grande assente. Dal Corriere non una riga, nè un trafiletto tra le notizie brevi.

Se la memoria non mi inganna il direttore del Tg1 fresco fresco di nomina è stato per quasi due decenni colonnista della testata in questione: i giornalisti si sono trovati davanti all'annoso problema del conflitto di interessi.

Questione facilmente risolta: niente articolo sul Corriere, niente servizio al telegiornale.

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domenica, 24 settembre 2006
Sono trascorsi appena dieci giorni dall'apertura del blog e posso affermare con grande soddisfazione che sono contenta, molto contenta del risultato ottenuto. Qualche tempo fa ho saputo che probabilmente fra meno di un mese non mi sarà rinnovato l'ennesimo contratto interinale della mia vita, e alla soglia dei trentuno anni dovrò ancora una volta ricominciare da zero.

Ho provato una grande rabbia per questa situazione di cui al governo sembra non fregare niente, ma comunque sentivo il bisogno di fare qualcosa per scuotere l’indifferenza generale, un gesto estremo che potesse servire a puntare i riflettori sui problemi di noi giovani precari senza un futuro.

La rabbia da sola infatti è fine a se stessa, senza azioni è sterile e non porta a niente

Saradisperata ha cominciato ad aprire un varco: lo testimoniano le oltre duecentoottantamila visite ricevute non solo dall’Italia, ma dall’Argentina, dal Brasile, la Spagna e tutto il mondo.
Molti quotidiani hanno parlato della nostra situazione: alcuni realmente interessati al reale problema sollevato, altri con l’unica squallida preoccupazione di scrivere un pezzo morboso in cui poter inserire in un punto a caso dell’articolo il nome della Gregoraci.
Un importante telegiornale era interessato a parlare della storia con me, purtroppo poco dopo si è tirato indietro perché il direttore, di un preciso schieramento politico, aveva paura di ripercussioni negative.
Ho ricevuto ad oggi circa trecento e-mail con testimonianze di ragazzi con una storia simile alla mia, madri e padri che mi offrivano il loro sostegno e comprensione perché i loro figli sono nelle mie stesse condizioni.
Circa cinquanta di queste contenevano offerte di lavoro e sottolineo che se in Italia per trovare lavoro,  c’è bisogno di aprire un blog ed offrire sesso in cambio di un contratto con delle garanzie, c’è qualcosa che non va, vuol dire che il sistema è malato.
 
Per continuare a tenere viva l’attenzione invito tutti quelli che hanno visitato il blog, a copiare il post precedente Mi vendo per un posto di lavoro e spedirlo via e-mail ai seguenti indirizzi di posta elettronica:  tg1_direzione@rai.it; redazione.tg2@rai.it;    tg3@rai.it ; dilloaltg5@mediaset.it ; studioaperto@mediaset.it ; redazionetg4@mediaset.it 
 
Stavolta devono ascoltare.
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venerdì, 15 settembre 2006

Mi chiamo Sara, sono di Roma ed ho compiuto trenta anni il novembre scorso.
Considero l'apertura di questo blog l'ultima spiaggia. Sono dieci anni che lavoro, e senza falsa modestia posso tranquillamente affermare che riesco bene in ogni cosa che faccio.
Ero abbastanza sicura che prima dei trenta, sarei riuscita ad imbastire uno straccio di carriera ed invece è stato un susseguirsi di lavori in nero, contratti interinali che durano anni, uno si è protratto per quasi cinque anni alla fine del quale, invece mi hanno detto arrivederci e grazie.

Migliaia di ragazzi italiani sono nella mia stessa situazione e non c'è nessuno, nè governo nè sindacati, nè destra nè sinistra, che stia muovendo un dito per rimediare a questo scandalo.

L'unica soluzione che riesco a trovare è vendere me stessa. Esatto, alla persona che mi offrirà un contratto reale, a tempo indeterminato con uno stipendio minimo di milleduecento euro, concederò una e soltanto una notte di sesso.

La storia di Saradisperata è diventata un libro.

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