giovedì, 31 gennaio 2008
Ho scovato per caso in rete un'attenta recensione di Mi vendo. L'autrice è Silvia Carena,  che non conosco e che colgo l'occasione per ringraziare:

Lo pseudonimo di Serena Basetti, l’autrice di questo libro – verità identifica uno stato d’animo molto diffuso e, se vogliamo, caratteristico di un’intera generazione: la disperazione.
Una lenta e continua disperazione, che si annida tra i gesti, le abitudini, le routines quotidiane, divenendo anch’essa abituale, solita, conosciuta.
 
La storia di Sara è anche quella di migliaia di giovani, aggrappati ad una speranza per il loro futuro con le unghie e con i denti, appesi ad un lavoro precario, in balia delle altalenanti sorti dell’economia mondiale, confusi dalle mille possibilità che la post-modernità offre, al tempo della rete e della connessione globale.

Le giornate di Sara sono scandite da un ritmo frenetico, che ben si rispecchia nella velocità di una scrittura che diventa dialogo, imprecazione, sfogo, lamento rabbioso.
Sara si butta a capofitto nella vita, non accetta di essere schiacciata, di annullarsi e di arrendersi di fronte al fantasma della disoccupazione ed agli stereotipi tradizionali: Sara non diventerà una casalinga frustrata come sua madre, non vivrà accanto ad un uomo che l’ha tradita, e lotterà strenuamente contro la precarietà, il peggior nemico dei nostri giorni.

La precarietà si respira in ogni riga di questo divertentissimo romanzo, e nelle esilaranti vicende di questa trentenne disperata aleggia un senso di incertezza e di confusione, di perdita dell’equilibro, di straniamento. Sara è una delle tante lavoratrici interinali flessibili per forza, costretta a cambiare lavori come calzini, a vivere alla giornata, a subire soprusi ed angherie da parte di colleghi e superiori. Ma un giorno Sara decide di sfruttare davvero le potenzialità di quest’epoca post-moderna, e lancia nel magico mondo del web la sua proposta indecente: una notte di sesso in cambio di un lavoro vero, di un’assunzione in piena regola.

L’offerta di Sara può sembrare sconvolgente, ma è solo l’ultimo atto di una commedia assurda, talmente assurda da essere reale.
Nel mondo globale, dove tutto ha un prezzo, questa intraprendente trentenne si mette in vendita, come una merce ad un’asta su E-bay, attirando l’attenzione di tv e carta stampata, nonché di un’opinione pubblica divisa tra lo sdegno, l’interesse e la preoccupazione.

Di fronte alle reazioni di chi la stigmatizza come una mera prostituta, Sara risponde:
“Se ogni precario d’Italia trovasse il modo di sfruttare la propria rabbia compiendo un minimo gesto, le cose potrebbero cominciare a cambiare (…) Continuare a star zitta e inghiottire il rospo con la testa china non riesco più a farlo, senza contare che le umiliazioni nei nostri confronti sono all’ordine del giorno”.

La flessibilità è un’umiliazione, la flessibilità è mercificazione: “un tubo è flessibile, un elastico è flessibile, e stiamo parlando di oggetti”; tanto vale allora mettersi in vendita proprio come una cosa, che può essere posseduta, a patto di pagarla il giusto prezzo.
E Sara si vende a caro prezzo: chiede in cambio la dignità di un lavoro, che, come tutti sanno, “nobilita l’uomo”. Quando non è precario.

Approfitto di questo post per  porre un quesito: la precarietà femminile è uguale o peggiore di quella maschile?
Potete anche accusarmi di essere femminista, però rifletteteci. A parità di contratto di merda, il capo ha voglia di un caffè: chi porterà il vassoio, l'uomo o la donna?
postato da: saradisperata | Permalink | commenti (20)
categoria:recensioni, lavoro, mi vendo
mercoledì, 30 gennaio 2008
Dopo tempo immemore ieri ho sentito parole di saggezza da parte di politici ospiti in una trasmissione tv. Il luogo deputato era Ballarò e il concetto introdotto era quello del cambiamento.

La classe politica, ed è sempre meglio tardi che mai, si sta accorgendo che in Italia c’è bisogno di una persona nuova: il Partito Democratico lo ha capito e ha proposto Veltroni. Certo non stiamo parlando di un adolescente, né di un novellino, ma non ha i canonici settanta anni ai quali siamo da tempo assuefatti.

C’è una cosa che mi piace della sinistra: nonostante l’incapacità a trovare un accordo tra i diversi partiti hanno indubbiamente capacità di fare autocritica, aspetto che manca completamente al centrodestra. Non a caso il centrodestra come premier schiera nuovamente Berlusconi, e la gente non ci crede più alla sua bacchetta magica.

 Per questo ci sono buone probabilità che il partito democratico la spunti alle elezioni in barba allo psiconano.

Tutti ammirano Topolino, ma sotto sotto fanno sempre il tipo per Paperino.

postato da: saradisperata | Permalink | commenti (31)
categoria:pensieri, riflessioni, diario
martedì, 29 gennaio 2008

Ultimamente mi sento derubata della mia identità. Ho scoperto cose sconvolgenti.

1) La clinica nella quale sono nata è chiusa e sta andando in rovina. L'altro giorno ci sono passata davanti, era in Viale Marconi, nota zona residenziale romana, e una colonia di topi giocava a nascondino tra un tombino e l'altro.

2) Il mio liceo, il nonluogo in cui ho trascorso gli anni più belli e spensierati della mia adolescenza, si è trasferito lasciando il posto a un convento di frati cappuccini. Non rimarrà alcuna traccia di True love is suicide.

3) Il sacerdote che ha celebrato le mie nozze nove anni orsono sta a sua volta per convolare all'altare. Doveva essere proprio destino che il mio matrimonio sarebbe andato allegramente a puttane?

Eh sì, succedono cose inquietanti ultimamente.

postato da: saradisperata | Permalink | commenti (40)
categoria:pensieri, riflessioni, diario
domenica, 27 gennaio 2008

Sabato pomeriggio, mentre i passerotti se ne vanno via, io ho un appuntamento presso la redazione romana di un noto programma televisivo. Quattro chiacchiere con gli autori, mi dice la ragazza con cui parlo al telefono.

Nessuna sorpresa infatti, in mia presenza si finisce inevitabilmente col parlare di blog e lavoro. Vengo fulminata però da una domanda a bruciapelo.

"Adesso che si riandrà alla elezioni, cambierà qualcosa nella lotta al precariato?"

Ipotesi n.1: Berlusconi santo subito. Cosa aspettarsi da un uomo che ha tolto ogni barriera temporale ai contratti a tempo determinato appiccicando il nome di un uomo ammazzato dai terroristi alla legge più precarizzante che si potesse mai concepire?

Ipotesi n.2: Partito Democratico. Walter Veltroni e il suo maanchismo manterranno per molto tempo ancora il recente accordo Welfare, col risultato che i datori di lavoro non faranno mai contratti a tempo determinato che durino più di trentasei mesi.

Tra l'altro in questi giorni in televisione i politici, tutti, non stanno facendo passare un buon messaggio: il così fan tutti delle raccomandazioni ormai è stato legittimato dai furbetti di questa povera Italietta.

Realizzo a malincuore che, oggi più che mai, siamo veramente nella merda.

postato da: saradisperata | Permalink | commenti (26)
categoria:pensieri, riflessioni, lavoro
giovedì, 24 gennaio 2008

L'informazione è ciclica in Italia: c'è la settimana dell'emergenza rifiuti, quella successiva è emergenza sicurezza sul lavoro, poi ci sono i delitti da plastico di Porta a Porta.

Oggi è la volta del mobbing, a cui il Corriere dedica un ampio speciale: un milione e mezzo di casi in Italia, che coinvolge nel 52% dei casi soprattutto donne inquadrate a livello impiegatizio, quindi il gradino più basso dell'ecosistema aziendale.

Di seguito un concentrato di angherie e vessazioni tratto da Mi vendo:

Qualsiasi forma di obiezione era inibita e repressa severamente: al primo cenno di insubordinazione, almeno venti sostituti in panchina erano pronti a scendere in campo per giocare al posto tuo. Dovevano solo aspettare la scadenza del contratto. In attesa di tale scadenza, la pressione psicologica diventava comune denominatore della giornata. Una ragazza della contabilità un venerdì arrivò in ufficio, e sorpresa, la sua scrivania, con cassettiera ed effetti personali inclusi, era scomparsa, letteralmente volatilizzata. A mò di sfregio le avevano lasciato solo una sedia, non la sua, la bella poltroncina girevole con lo schienale ergonomico, ma una sedia di formica verde, di quelle da bidella di scuola elementare. Alla sua richiesta di una spiegazione, Lanza le rispose che era stata deciso di cambiarle incarico da una settimana. “Sorridi, ti stiamo dando una grande occasione.” Se lei non ne sapeva niente era sintomo di disinteresse nei confronti di chi le stava dando tutta quella fiducia. Come al solito, in casi come questi, tutti sapevano ciò che sarebbe accaduto, ad eccezione del diretto interessato.

Un milione e mezzo di mobbizzati non son mica pochi. Nessuno dice però che nelle grandi multinazionali illuminate, tutti i manager seguono dei corsi che insegnano a creare situazioni destabilizzanti e di tensione per mettere a disagio i dipendenti da sbolognare.

A me lo confidò una volta la mia ex responsabile, e io l'ho scritto. Oggi, forse, non me lo direbbe più.
postato da: saradisperata | Permalink | commenti (16)
categoria:pensieri, riflessioni, lavoro, mi vendo
martedì, 22 gennaio 2008

"Se fossi nato donna avrei certamente fatto la prostituta. Dato che ero nato uomo, impazzivo per tutte le donne, e più erano volgari meglio era. Eppure le donne - le donne che valevano qualcosa - mi spaventavano perché finivano col volere la mia anima, e io volevo tenere per me quello che restava. Di solito andavo matto per le prostitute, perché erano dure e insopportabili e non chiedevano niente. E quando se ne andavano non perdevo niente. Eppure desideravo con tutto me stesso una donna dolce, buona, nonostante il prezzo tremendo che sapevo di dover pagare. In entrambi i casi ero perduto. Un uomo forte avrebbe lasciato perdere. Io non ero forte. E così continuavo a lottare con le donne, con l'idea stessa di donne."

Il brano qui sopra è tratto da Donne di Charles Bukowski. L'ho citato perché leggendolo stamattina mi è sembrata la splendida sintesi dei rapporti tra uomini e donne. Inutile farsi interminabili seghe mentali - m'ama non m'ama, finché morte non ci separi - la verità è a portata di mano. Non esistono uomini stronzi: esistono uomini innamorati e uomini che non lo sono.

Ma anche questo non basta: le donne ti chiedono l'anima, gli uomini se la vogliono tenere ben stretta.

postato da: saradisperata | Permalink | commenti (35)
categoria:pensieri, riflessioni, libri, sesso
Statistiche sito,contatore visite, counter web invisibile