Dovunque io volga lo sguardo - televisione/radio/portali web/cartelloni stradali - mi accorgo che in giro è pieno di candidati politici che mi promette di abbassare le tasse.
Basta consultare su Google News i risultati che si ottengono digitando: tra tasse Berlusconi e tasse Veltroni, è un florilegio di promesse paragonabili alle peggiori campagne di pubblicità ingannevole. Mi sento come quando vedo in tv la C3 a 8000 euro, poi vado dal concessionario e me ne chiedono almeno dodicimila se la voglio col volante.
Personalmente non credo che il mio voto andrà a nessuno di questi illusionisti della finanza magica: il fatto che io paghi meno tasse vuol dire che la situazione in Italia non cambierà di
un millimetro. Non si investirà sulla formazione, su servizi sociali, sull'ambiente e i signori furbetti continueranno a dare appalti per ospedali che non saranno mai completati mentre intascano mazzette.
Tempo fa singolarmente sono venuta a conoscenza, purtroppo da un comico quale Maurizio Crozza, di una frase pronunciata da De Gasperi, che dovrebbe far riflettere a fondo l'attuale classe dirigente: i politici pensano alle prossime elezioni mentre gli statisti pensano alle prossime generazioni.
Io sono cresciuta con questo insegnamento: mio padre, a un mese dalla pensione, ha scioperato per proteggere i diritti miei, di mia sorella e delle prossime generazioni di lavoratori. Dal basso dei miei mille euro precari sono sempre stata contenta e orgogliosa di pagare le tasse perché è chiaro che nella situazione in cui ci troviamo dobbiamo guardarci in faccia e stringere i denti per ricostruire un futuro appena appena decente.
Sì, l'Italia può fare a meno di questi fattucchieri da politica o tanto varrebbe essere governati da Wanna Marchi e il Maestro Do Nascimento.
Ridatemi Padoa Schioppa quando afferma che le tasse sono una cosa bellissima.

















