sabato, 29 marzo 2008

A meno che non viviate sul pianeta Giove, in questi giorni vi sarà capitato, vostro malgrado, di assistere alla terrificante visione dei siparietti canori del Partito Democratico e del Popolo delle Libertà.

Nel video che sponsorizza il Cavalier Berlusconi sono tutti belli, giovani e sorridenti (tendenti all'ebete, ndr): la mia ulcera si è quasi perforata assistendo alla parte in cui una ventina di ragazzi, innegabilmente lavoratori di call center con cuffietta e telefono incorporato cantano allegramente una strofetta della canzoncina che sembra un incrocio tra una nenia di chiesa e una hit di Pupo prima maniera. Se il video rappresentasse la realtà i giovani precari del call center sarebbero stati ripresi mentre davano pubblicamente fuoco ad una gigantografia berlusconiana.

Altra chicca se parliamo di I'm PD (rimosso quasi subito dalla rete dopo che i Village people si son fatti rodere il culo per evidente violazione dei diritti d'autore) sulle note dell'evergreen YMCA. Già il fatto che Veltroni abbia scelto una canzone del genere la dice lunga sul nostro destino nel caso di un suo insediamento al governo. Nel suo spot invece sono presenti giovani e strafighi ritratti accanto a vecchietti imbalsamati che improvvisano balletti carnascialeschi in nome del maanchismo tanto caro ai veltroniani.

Quanto può essere scarsa la loro considerazione delle persone se credono che qualcuno si lasci abbindolare da questi balletti stile Moulin Rouge? Hai voglia a gridare al voto utile di questi due incantatori di serpenti, ammiro i partiti più piccoli che con più umiltà e soprattutto senza ricorrere a trucchi e maquillage espongono il loro programma in maniera sobria e non urlata.

A proposito, il televoto per decidere chi deve essere eliminato, preferibilmente a calci nel sedere, è aperto. 

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categoria:pensieri, riflessioni
martedì, 25 marzo 2008

Sì lo so che il voto è segreto, ma mancano poco più di tre settimane alle elezioni del 13 aprile. Dei sondaggi in televisione mi fido poco, di quelli pubblicati sui giornali pure di meno, anche perché un sondaggio che ti chiede chi vincerà le elezioni è ambiguo: tu puoi rispondere chi pensi che vinca o diversamente chi vorresti che vincesse.

Sembra di fare le nomination al Grande Fratello, ma dal canto mio credo di avere le idee abbastanza chiare.

Una curiosità mi solletica, i lettori di questo blog, sono orientati a dare fiducia a chi e perché? Siete teorici del voto utile o darete le vostre preferenze secondo coscienza? O magari secondo convenienza? 

Probabilmente il 15 aprile, quando sapremo chi maledire per i prossimi cinque anni ognuno giurerà sulla testa della propria madre di aver votato per la coalizione opposta. Me compresa, e lo posso dire di certo perché Bertinotti al governo non ci va di sicuro.

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categoria:pensieri, riflessioni
venerdì, 21 marzo 2008

Generalmente non partecipo alle polemiche che scaturiscono nei blog perché preferisco utilizzare questo mezzo, del quale più volte ho sperimentato l'efficacia, per altri scopi.

Ieri l'ho fatto in questo post delle mie care vicine di blogosfera Lauraetlory e l'ho fatto nel modo a me più congeniale, buttando nella mischia una battuta che testualmente cito:

E dire che il matrimonio dovrebbe addolcire, poi io sono la testimonianza vivente che al contrario ti indurisce. Adesso non ci resta che sperare in una maternità.

Non l'avessi mai fatto, si sono scatenati commenti moralizzatori, ne riporto uno soltanto in quanto rappresentativo:

la donna isterica a cui farebbe bene il matrimonio e la maternità è roba da ottocento o da maschilismo di bassa lega.

Ritengo, come ho scritto nel blog di Lauraetlory, che una buona, anzi ottima arma a nostra disposizione per esorcizzare i fantasmi della discriminazione sia l'autoironia. Se noi per prime riusciamo a ridere su certi luoghi comuni, che in passato sicuramente ci hanno penalizzato, e questo non lo nego, certamente ne sminuiamo importanza e valore.

Rispetto le opinioni di tutti, ma non posso evitare di farmi una domanda: perché una donna nel 2008 ancora non ci riesce?

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categoria:pensieri, riflessioni, vita
mercoledì, 19 marzo 2008
Negli ultimi giorni si sono verificate in questo blog diverse discussioni sulla bontà o meno del sistema di flessibilità in Italia. La mia peggior paura infatti è che, come ho scritto in uno dei commenti ai precedenti post, dopo i 40 anni. continuando di questo passo,  i precari di oggi si ritroveranno alla mensa della Caritas.

Neanche a farlo apposta, oggi pomeriggio ho ricevuto la seguente mail da Luca Mori, promotore del sito Oltre i 40, che pubblico volentieri di seguito:
Vorrei segnalare una situazione che in Italia è troppo spesso ignorata e che provoca continui suicidi nell'indifferenza generale: la disoccupazione di chi ha superato i 38-40 anni di età.

Si tratta del problema, figlio della piaga della precarietà, causato da una sistematica e diffusa discriminazione messa in atto dalla consuetudine di apporre un limite di età nelle offerte di lavoro (applicando così un freddo ed inesorabile filtro discriminante).

Pur comprendendo la necessità degli imprenditori a cercare ogni mezzo per ridurre i costi del lavoro (un over 40 costa più di un giovane), resta il fatto che chi non trova più lavoro e non ha ancora diritto alla pensione (che si allontana sempre più), si vede negato uno dei diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione: il diritto al lavoro.

E non servono certo i tanti corsi di riqualificazione per risolvere il problema, perchè sino a quando sarà sconveniente assumere un "anziano", qualsiasi sia il lavoro svolto o la professionalità acquisita, il problema non potrà certo vedere soluzione (senza contare l'annientamento psicologico di chi vede azzerate tutte le esperienze lavorative e la professionalità acquisita negli anni).

A tutto questo va aggiunto che esiste una legge che vieta la discriminazione per età (D.L. 9 luglio 2003 n. 216) ma che nessuno la rispetta. La cosa più scandalosa è che anche i Centri per l'Impiego, che dovrebbero essere il primo punto di riferimento per qualsiasi disoccupato, applicano i filtri preventivi sull'età nelle loro offerte di lavoro. Filtri che ormai sono quasi sempre applicati anche quando non esiste neppure il motivo del risparmio (come nella ricerca di figure per le quali è prevista una retribuzione per provvigioni o per contratto a progetto).

Questa situazione si aggrava ogni giorno che passa, tanto che le cronache dei giornali (principalmente locali) riportano sempre più spesso casi di suicidio o tentato suicidio di chi è ormai arrivato allo stremo, a causa della mancanza di speranza di ritrovare un lavoro (nonostante l'Art. 38 della nostra Costituzione riporti chiaramente che: «I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.»).

Da notare che nel 2005 per l'Italia la stima del fenomeno riguardava tra i 700.000 e il milione di disoccupati!
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categoria:pensieri, riflessioni, lavoro
domenica, 16 marzo 2008

Il mostro di Foligno, Luigi Chiatti, ha raccontato a un bambino da lui molestato una bella barzelletta sulla pedofilia. Alle proteste della folla inferocita lui ha risposto che non avevano per nulla sviluppato il senso dell'umorismo.

Secondo voi non è divertente? Beh che musoni.

Silvio Berlusconi, che per chi non lo sapesse ancora è il promotore della legge sul lavoro che ha messo in mutande e scippato il futuro a milioni di giovani italiani, durante una trasmissione in cui una ragazza precaria gli ha chiesto come fare a costruirsi un futuro con i chiari di luna attuali, ha risposto candidamente di cercare di portarsi a casa un marito milionario.

Ancora non vi viene da ridere? Allora siete proprio comunisti.

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categoria:pensieri, riflessioni, lavoro
giovedì, 13 marzo 2008

In Italia non ci manca proprio niente: abbiamo i rifiuti, madre Mastella, i nostalgici del fascismo, la stampa controllata dai partiti e tante altre cose per cui finire puntualmente nei bassifondi delle classifiche di merito di mezzo mondo. Solo una cosa ci manca completamente: la capacità di indignarsi degli italiani è scomparsa, e a questo punto mi domando se qualcuno ce l'abbia mai insegnata.

Sì, perché nel bel mezzo della campagna elettorale si spendono tante belle parole millantando di voler risolvere i problemi del precariato e nel frattempo un uomo di trentanove anni si toglie la vita impiccandosi a un albero. Perché? Perché alla soglia dei quarantanni, con una moglie e due figli piccoli da mantenere e il mutuo da pagare si è sentito dire che il suo contratto interinale non sarebbe stato rinnovato.

- Gli hanno detto che non c'era lavoro sufficiente - riporta la Stampa e lui se ne è andato lasciando un biglietto scusandosi di aver perso la dignità insieme al posto di lavoro.

So bene, nonostante non abbia figli e non mi possa permettere di metter su casa, cosa significhi impegnarsi anima e corpo in un posto di lavoro con la speranza di essere assunti. Luigi sognava di poter cominciare a vivere una vita normale, riuscire a far fronte agli impegni assunti anche a fatica, ma con la garanzia di poter pagare la rata per la casa senza il terrore di vedersela mettere all'asta dalla banca erogatrice del mutuo usurante.

Credo che, a questo punto, gli unici che possano fare qualcosa, e che hanno manifestato la volontà di abolire queste forme di precariato selvaggio siano i rappresentanti della Sinistra Arcobaleno. Non basta e non serve a niente inneggiare al minimo garantito di mille euro, bisogna toglierla di mezzo la legge trenta e la politica deve avere il coraggio di ammettere che le forme di flessibilità vengono usate per coprire posti che sono in organico.

Se gli ispettori del lavoro facessero ciò per cui sono pagati si scoprirebbero nelle aziende interi settori che si reggono su personale interinale, a tempo determinato e lavoratori a progetto che svolgono mansioni che sono di ordinaria amministrazione e che serviranno non soltanto in periodi di particolare flusso di attività come si vuol far credere.

Invito tutti i lettori del blog a leggere il loro programma e ad incazzarsi un po' di più.

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categoria:pensieri, riflessioni, lavoro
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