Egregio Direttore,
con difficoltà vinco la riservatezza che ha contraddistinto il mio essere precaria nel corso dei 10 anni trascorsi tra imprenditori prima e illustri bastardi poi, quali i miei datori di lavoro.
Ho ritenuto che il mio ruolo dovesse essere circoscritto prevalentemente alla dimensione di sottomessa serva della gleba, e che alla fine sarebbero arrivate serenità ed equilibrio nella mia esistenza.
Ho affrontato gli inevitabili contrasti e i momenti più dolorosi che un lungo rapporto instabile comporta con pazienza e discrezione. Ora scrivo per esprimere la mia reazione alle affermazioni svolte dai miei ultimi capi nel corso della cena di lavoro che ha seguito la consegna dei premi di produzione (a loro esclusivo uso e consumo), dove, rivolgendosi ad alcune delle impiegate presenti, si sono lasciati andare a considerazioni per me inaccettabili: " ... se non fossimo già occupati a mangiare a destra e a sinistra vi assumeremmo subito" ,"noi andiamo ovunque, voi continuate a sputare sangue, che le vostre pensioni stanno in buone mani".
Sono affermazioni che interpreto come lesive della mia dignità, affermazioni che per l´età, il ruolo politico e sociale, il contesto familiare (divorzio senza ) della persona da cui provengono, non possono essere ridotte a scherzose esternazioni.
Ai responsabili della situazione e al governo chiedo quindi pubbliche scuse, non avendone mai ricevute privatamente, e con l´occasione chiedo anche se, come il personaggio romanesco di Don Farcuccio, debba considerarmi co 'na mano davanti e n'antra de dietro.
Nel corso del rapporto di lavoro ho scelto di non lasciare spazio a vertenze sindacali, anche quando i loro comportamenti ne hanno creato i presupposti.
RingraziandoLa per avermi consentito attraverso questo spazio di esprimere il mio pensiero, La saluto cordialmente.
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