lunedì, 03 marzo 2008
Una recensione dissacrante di Mi vendo, visto dagli occhi di Enrico Gregori che, forse per deformazione professionale, vede misteri in ogni angolo. Purtroppo il mistero che ha tirato in ballo non sarà svelato mai. 

Leggete e divertitevi:

"Mi vendo" è un romanzo ironico. E sì perchè quella specie di Bridget Jones der Tufello fa proprio ridere. Intruppa contro i cineasti, prende la fregatura dai muratori, si fa cornificare dal marito. Oddio, pure lei, "j'ha dato sotto" proprio un minuto prima di andare all'altare. Ma a lei si può perdonare. Insomma l'unico colpo di fortuna per Saradisperata è, paradossalmente, farsi investire da una macchina in via Veneto.
 
No, ci ripenso, "Mi vendo" è un romanzo sociale. Il precariato, lo sfruttamento, i contratti di cartavelina. Saradisperata che saltabecca di lavoro in lavoro perché la cacciano via per le più fantasione ragioni. Si sposa, è mora, s'è fatta bionda, fuma troppo, suda, pensa, piange, respira. Basta che il boss non gradisca e lei va a fare in culo.
 
Ma a dire il vero, mo' che ci penso, "Mi vendo" è soprattutto un giallo. Sì, perché dopo tutte le vicende sentimentali, familiari, sociali e lavorative, il lettore rimane avvolto nel mistero su una questione fondamentale. Ma Sara, insomma, come li fa i pompini?
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categoria:recensioni, libri, mi vendo
mercoledì, 27 febbraio 2008

Nonostante in questi giorni si sputi fango su internet e sui blog in generale, a me è sempre capitato di fare incontri memorabili tramite la rete.

Tra le ultime conoscenze sono orgogliosa di citare Giuliana, una sceneggiatrice con le palle, purtroppo precaria come la sottoscritta.

Di seguito il resoconto della nostra prima chiacchierata, da lei redatto e disponibile anche qui

"Ho incontrato Serena Basetti quattro volte.

La prima volta era Saradisperata. Mi guardava da una parete in Feltrinelli. Il suo romanzo Mi vendo era appena uscito. Ammetto la mia ignoranza: non sapevo nulla di Saradisperata, del blog e di tutto il clamore suscitato da questo post esattamente un anno prima.

C’era sul libro un’etichetta, di quelle che le case editrici mettono per segnalare qualche fenomeno, qualche adattamento, o solo per attirare l’attenzione del lettore occasionale. Ho aperto il libro e sfogliato le prime pagine, poi sono arrivata al quarto di copertina dove era segnalato il blog.

Non ho comprato il libro, quel giorno. Ho preso nota dell’indirizzo del blog e sono uscita da Feltrinelli per raggiungere il luogo dell’appuntamento che mi vedeva in anticipo. 

La seconda volta che ho incontrato Serena era ancora Saradisperata. Era sul suo blog. Qualche giorno dopo il primo incontro in libreria. È lì che ho letto per la prima volta fino in fondo il testo dell’annuncio. E mi sono detta ‘ma come? In libreria sembrava un libro di sesso…’

Questo era evidentemente un annuncio che parlava di qualcos’altro. E questo qualcosa somigliava a certe battute pronunciate in quei momenti di sconforto davanti alle amiche, quando ti chiedi se il rimedio migliore alla mancanza cronica di soldi per pagare l’affitto non sia andare dalle parti di Viale Zara se ti trovi a Milano, oppure di Caracalla se vivi a Roma. In parole povere, ipotizzi la prostituzione del corpo. Ma solo per scherzo, come ipotesi impossibile da realizzare e soprattutto inconfessabile davanti ad amici e parenti.

Anche perché sei la prima a non crederci.

Saradisperata, al contrario di me, aveva il coraggio di scrivere nero su bianco che era disposta a una notte di sesso in cambio di un posto di lavoro.

Era chiaro come il sole che un post del genere aveva un intento provocatorio. Ma per scriverlo ci volevano davvero due palle… pardon, due tette così! (mimate con le mani il paio di tette più grande che riuscite a immaginare).

Continua...

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categoria:recensioni, libri, mi vendo
venerdì, 08 febbraio 2008

Mentre nel paese si scrivono pagine di storia, che di per sé è sorpassata da un pezzo,  cerco di concentrarmi sul futuro.

Prevedo perciò un week-end tranquillo e una full immersion nella scrittura. Ultimo impegno prima del calcio d'inizio: la presentazione del libro di un altro esordiente, a cui assisto volentieri sia per solidarietà, sia per la presenza di alcool all'interno del locale.

Poi ho quasi terminato il libro di uno degli autori italiani che apprezzo maggiormente e del quale parlerò approfonditamente più in la.
Ho adorato ogni virgola, dal titolo, che mi ricorda i noir degli anni 70, al senso di inquietudine che la perdita di una persona amata ti lascia dentro.

Last but not least oggi voglio usare il blog a scopo sfacciatamente personale per chiedervi questo: consigliatemi un libro!

Quale è l'ultimo libro che avete letto e che vi ha fatto impazzire?  Se potete e se volete, preferibilmente argomentate la vostra scelta.

E possibilmente che non sia un romanzo di sole sei parole.

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categoria:pensieri, recensioni, libri
venerdì, 01 febbraio 2008

Raccolgo con entusiasmo l'invito di Massimo Maugeri a copincollare un articolo riguardante l'importanza della rete nel successo di un libro: più di una volta ho sottolineato la grande potenza di internet nella promozione di una iniziativa, qualsiasi essa sia,  e credo di essere un esempio vivente a sostegno di questa tesi. Fatemi sapere cosa ne pensate. 

PASSAPAROLA: IL BEST-SELLER NASCE SUL WEB

di Monica Vignale

letteratura in rete. Aumentano i siti nei quali i lettori diventano recensori dei libri che comprano. Ne discutono, li consigliano o li stroncano e il tam tam dei navigatori influenza il mercato. Risultato: i romanzi snobbati dai critici di professione diventano successi. E gli editori corrono ai ripari.

Irina ha appena finito di leggere Il giorno in più di Fabio Volo (Mondadori). Le è piaciuto e ritiene importante condividere le impressioni con altri lettori. Apre il sito di comparazione prezzi www.ciao.it e nella sezione dedicata alla letteratura scrive: «Quella che sembrava una storia destinata a finire subito si rivela una storia quasi fiabesca, un sogno… lo consiglio a tutti».

Su letteratitudine.blog.kataweb.it si discute animatamente di romanzi di guerra e si promuovono Il pittore di battaglie (Arturo Pérez-Revert, editore Tropea), Neven (Joe Sacco, Mondadori) e Ali di sabbia (Valerio Aiolli, Alet Edizioni). Gli interventi fioccano a centinaia, malgrado l’argomento sia di nicchia. C’è anche chi non ha ancora letto i romanzi: «Ma lo farò presto, mi avete fatto venire voglia di correre in libreria».

Che i libri si vendano col passaparola assai più che con le promozioni ufficiali è vero da secoli. Funzionava così nei «salons» settecenteschi e, in tempi più recenti, è stata la comunicazione diretta fra i lettori a consacrare il capolavoro di Boris Pasternak quando, nel 1957, la Feltrinelli pubblicò in anteprima mondiale Il dottor Zivago, traducendo il dattiloscritto che in pochi mesi divenne best-seller. Con internet sarebbe bastata qualche settimana.

Come è accaduto, per esempio, con L’eleganza del riccio (edizioni E/o), opera prima della docente di filosofia Muriel Barbery, best-seller in Francia, e gran successo in Italia, che ha venduto centinaia di migliaia di copie grazie all’impressionante tam tam online.

È il web ad accorciare i tempi. I lettori navigatori si definiscono books-eater (letteralmente: divoratori di libri) e condividono le emozioni che regala un romanzo avvincente, decretandone, più o meno inconsapevolmente, la popolarità.

Com’è avvenuto per The Stolen Child di Keith Donohue, mandato in libreria dalla Rizzoli con il titolo Il bambino che non era vero. Nel silenzio della critica, il romanzo ha fatto incetta di consensi grazie al brusio telematico scattato su Amazon, il più importante sito di libri del mondo.

Le librerie online hanno capito che conviene cedere la parola ai lettori più che ai recensori di professione. Riproponendo sul web un’abitudine consolidata: il lettore chiede una dritta sui titoli da acquistare all’amico che stima e che ha dimostrato, nei gusti, di essere attendibile. Così, sulla scia dei blog personali, i maggiori portali specializzati nel lancio e nella vendita di libri hanno aperto spazi di discussione libera dove i lettori diventano recensori.

Su Bol.it oppure Qlibri.it, per citare due delle più frequentate librerie della rete, sotto ogni titolo in commercio si possono leggere i contributi dei navigatori, le loro opinioni e il voto assegnato espresso in stelle, come per i film. A guadagnarci sono soprattutto gli scrittori esordienti. Come la controversa Babsi Jones, autrice per la Rizzoli di Sappiano le mie parole di sangue, una storia intensa ambientata durante il conflitto nei Balcani della quale, in rete, si sta discutendo moltissimo.

Capita in Italia e capita oltre confine. In Spagna La sombra del viento di Carlos Ruiz Zafón è stato scoperto dal pubblico di internet prima che dai critici. E internet l’ha rilanciato anche sul mercato italiano, dove il romanzo è stato pubblicato, con successo, dalla Mondadori. Tanti lettori dagli scaffali virtuali di www.internetbookshop.it l’hanno consigliato come regalo di Natale.

Le comunità del passaparola sono un aiuto determinante soprattutto per la piccola editoria, che può aspirare a un’improvvisa notorietà. È il caso di Ultimo appello dell’esordiente Salvo Toscano, un giallo pubblicato da Dario Flaccovio che, viste le dimensioni dell’editore, è stato un trionfo di vendite.

Può accadere anche il contrario, certo. Il contagio viaggia in due direzioni, come racconta un lettore sul forum di Qlibri.it: «Volevo comprare Brucia Troia, perché dello stesso autore di Caos calmo (Sandro Veronesi, ndr), un libro che ho adorato. Però ho visto che a molti lettori, dei quali recepisco i consigli su internet, non è piaciuto, e per ora ho rimandato».

Potere del condizionamento reciproco, che può influenzare facilmente anche il non acquisto.

Nei cyberluoghi dove navigano milioni di persone dai gusti variegati, il tam tam riserva sorprese inaspettate. I gruppi di bibliofili sparpagliati dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, refrattari ai diktat delle mode, discutono anche di opere datate o trascurate, delle quali sintetizzano pregi e difetti in schede che inseriscono sul proprio sito web, dando vita a una rete nazionale (http://gruppodilettura.word press.com) di scambio di opinioni e giudizi sulla letteratura, classica o contemporanea.

Non è strano, quindi, che improvvisamente nelle librerie si registri una impennata di richieste per Danny l’eletto dell’americano Chaim Potok, pubblicato in Italia all’inizio degli anni Ottanta e riscoperto vent’anni dopo, quando internet ha fatto da cassa di risonanza a una toccante storia di amicizia fra due ragazzi divisi dall’ortodossia ebraica.

Significativo anche il caso di Eureka Street dell’irlandese Robert McLiam, una storia di amicizia, sangue e perdono ambientata in una Belfast di conflitti irrisolti. Il romanzo, pubblicato dalla Fazi nel 1999, è stato scoperto solo qualche anno più tardi sul web, dove è rimasto a lungo fra i testi «vivamente consigliati». L’ascesa è stata irresistibile, tanto che l’editore ora annovera il libro come uno dei più venduti del suo catalogo.

Miracoli di un fenomeno il cui esempio più vivido resta Il cacciatore di aquiloni (Piemme) di Kalhed Hosseini, che ha fatto piangere l’Europa ben prima che i raffinati opinionisti lo incoronassero principe delle librerie, e che per 3 anni, in Italia, ha venduto quasi 1.000 copie al giorno nell’indifferenza di giornali e tv.

La critica lo aveva ignorato ma i libri, è risaputo, vendono grazie ai consigli di chi li legge per piacere, non per dovere.

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categoria:recensioni, riflessioni, libri
giovedì, 31 gennaio 2008
Ho scovato per caso in rete un'attenta recensione di Mi vendo. L'autrice è Silvia Carena,  che non conosco e che colgo l'occasione per ringraziare:

Lo pseudonimo di Serena Basetti, l’autrice di questo libro – verità identifica uno stato d’animo molto diffuso e, se vogliamo, caratteristico di un’intera generazione: la disperazione.
Una lenta e continua disperazione, che si annida tra i gesti, le abitudini, le routines quotidiane, divenendo anch’essa abituale, solita, conosciuta.
 
La storia di Sara è anche quella di migliaia di giovani, aggrappati ad una speranza per il loro futuro con le unghie e con i denti, appesi ad un lavoro precario, in balia delle altalenanti sorti dell’economia mondiale, confusi dalle mille possibilità che la post-modernità offre, al tempo della rete e della connessione globale.

Le giornate di Sara sono scandite da un ritmo frenetico, che ben si rispecchia nella velocità di una scrittura che diventa dialogo, imprecazione, sfogo, lamento rabbioso.
Sara si butta a capofitto nella vita, non accetta di essere schiacciata, di annullarsi e di arrendersi di fronte al fantasma della disoccupazione ed agli stereotipi tradizionali: Sara non diventerà una casalinga frustrata come sua madre, non vivrà accanto ad un uomo che l’ha tradita, e lotterà strenuamente contro la precarietà, il peggior nemico dei nostri giorni.

La precarietà si respira in ogni riga di questo divertentissimo romanzo, e nelle esilaranti vicende di questa trentenne disperata aleggia un senso di incertezza e di confusione, di perdita dell’equilibro, di straniamento. Sara è una delle tante lavoratrici interinali flessibili per forza, costretta a cambiare lavori come calzini, a vivere alla giornata, a subire soprusi ed angherie da parte di colleghi e superiori. Ma un giorno Sara decide di sfruttare davvero le potenzialità di quest’epoca post-moderna, e lancia nel magico mondo del web la sua proposta indecente: una notte di sesso in cambio di un lavoro vero, di un’assunzione in piena regola.

L’offerta di Sara può sembrare sconvolgente, ma è solo l’ultimo atto di una commedia assurda, talmente assurda da essere reale.
Nel mondo globale, dove tutto ha un prezzo, questa intraprendente trentenne si mette in vendita, come una merce ad un’asta su E-bay, attirando l’attenzione di tv e carta stampata, nonché di un’opinione pubblica divisa tra lo sdegno, l’interesse e la preoccupazione.

Di fronte alle reazioni di chi la stigmatizza come una mera prostituta, Sara risponde:
“Se ogni precario d’Italia trovasse il modo di sfruttare la propria rabbia compiendo un minimo gesto, le cose potrebbero cominciare a cambiare (…) Continuare a star zitta e inghiottire il rospo con la testa china non riesco più a farlo, senza contare che le umiliazioni nei nostri confronti sono all’ordine del giorno”.

La flessibilità è un’umiliazione, la flessibilità è mercificazione: “un tubo è flessibile, un elastico è flessibile, e stiamo parlando di oggetti”; tanto vale allora mettersi in vendita proprio come una cosa, che può essere posseduta, a patto di pagarla il giusto prezzo.
E Sara si vende a caro prezzo: chiede in cambio la dignità di un lavoro, che, come tutti sanno, “nobilita l’uomo”. Quando non è precario.

Approfitto di questo post per  porre un quesito: la precarietà femminile è uguale o peggiore di quella maschile?
Potete anche accusarmi di essere femminista, però rifletteteci. A parità di contratto di merda, il capo ha voglia di un caffè: chi porterà il vassoio, l'uomo o la donna?
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categoria:recensioni, lavoro, mi vendo
mercoledì, 21 novembre 2007

Lo so che il titolo del post potrebbe trarre in inganno voi piccoli lettori precari di quest' umile blog, ma mettiamo subito in chiaro una cosa: non è un omaggio ai Rolling Stones, che peraltro stimo e ascolto sovente. 

Approfitto del momento per condividere con voi una scioccante scoperta avvenuta pochi minuti fa: il bello è che una si sbatte per un anno e oltre a scrivere post sul mondo del lavoro.

Non contenta, la povera deficiente, impiega una lunga notte durata otto mesi a scriverci su un libro e poi si accorge che un utente è arrivato qui  perchè su google sei in prima pagina e in prima, dico prima, posizione con la chiave di ricerca
libri lavoro situazione di merda.

I can' get no... No, proprio no.

Però giuro che I try.

Cazzo se I try!

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categoria:pensieri, recensioni, riflessioni, libri, vita, diario
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