A distanza di un anno e mezzo in cui promettevo una notte di sesso in cambio di un contratto di lavoro il post in questione continua a scatenare dibattiti in rete: qui e qui due interessanti dibattiti scaturiti da quella provocazione che si allargano poi al precariato, vero punto focale dell'iniziativa.
Quello che mi viene contestato, soprattutto dopo l'uscita del libro, si riassume nel commento di un blogger che riporto in quanto esemplificativo dell'opinione di molti detrattori:
La vecchia legge del mercato produce un'altro mostro. un libro confezionato con un'idea in vendita, anzi una gnocca (finta). Finta, perchè Sara l'avrà data un po' a tutti prima di decidersi a venderla (insomma, collaudata). Poi le femministe, giustamente, vanno in giro a difendere la 194, però, di passaggio potrebbero anche raggiungere questa figliola e, per l'ultima volta usare ago e filo per cucirgliela, perchè se fossi donna, un libro del genere mi ferirebbe più di una violenza carnale.
Non fanno altro che ripeterci che il mondo è cambiato, che dobbiamo essere flessibili. Ho fatto tesoro di questa lezione e anche dei preziosi principi di marketing che sbandierano le multinazionali per cui ho lavorato in questi anni.
Col sesso si riesce a vendere un tubetto di silicone così come un chilo di pasta, senza che nessuno pensi di scoparsi la modella della pubblicità mentre si prepara un piatto di rigatoni alla carbonara.
Io ho venduto la mia protesta e a quanto pare ha funzionato. Può sembrare cinico e forse lo è: poi chi si è voluto fermare allo start lo ha fatto, il resto ha colto il nocciolo della questione e questo mi soddisfa quanto basta.
Se chi mi critica avrà modo e voglia di leggere il libro si accorgerà che in vendita non ci sono mai stata: l'abito spesso non fa il monaco, poi se vorranno continuare a guardare il dito anziché la luna, amici come prima.
Senza rancore.

















