giovedì, 03 aprile 2008

Pochi minuti fa ho verificato la calorosa accoglienza bolognese riservata a Giuliano Ferrara durante un comizio a favore della lista Aborto? No, grazie.
L'appellativo più gentile col quale è stato apostrofato è buffone, per non parlare poi della varietà di oggetti lanciatigli addosso, e non stiamo parlando di orsacchiotti. 

A pare il fatto che liste come Menopausa? No grazie e Sifilide? Col cazzo! avrebbero riscosso un maggiore successo, Ferrara l'ho sentito parlare molto spesso in tv ultimamente, e probabilmente è mosso da alti ideali, si dichiara a favore delle donne e della loro tutela. Ma, poiché l'importanza delle parole, soprattutto per gli uomini di comunicazione è fondamentale, ha commesso un gravissimo errore di fondo. Se vuoi proteggere le donne disagiate, quelle che a volte vorrebbero un figlio ma non se lo possono permettere, perché hanno paura o vivono nella violenza o in un ambiente dove regna l'ignoranza, non lo fai mettendo a rischio e demonizzando un diritto acquisito e sacrosanto come l'aborto, per quanto terribile e traumatica possa essere questa pratica nella psiche femminile.

Cazzo Ferrara, se proprio senti ardere in te il sacro fuoco del paladino, fai una lista e chiamala Maternità? Si grazie. Fai raccolte fondi per costruire centri di ascolto per donne disagiate, sponsorizza l'apertura di nuovi consultori, questo si chiama proteggere le donne.
Se vai in giro a dire che le donne devono fare più figli affermi un principio di una violenza assurda e questo si chiama fanatismo

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categoria:pensieri, politica, riflessioni, vita
venerdì, 21 marzo 2008

Generalmente non partecipo alle polemiche che scaturiscono nei blog perché preferisco utilizzare questo mezzo, del quale più volte ho sperimentato l'efficacia, per altri scopi.

Ieri l'ho fatto in questo post delle mie care vicine di blogosfera Lauraetlory e l'ho fatto nel modo a me più congeniale, buttando nella mischia una battuta che testualmente cito:

E dire che il matrimonio dovrebbe addolcire, poi io sono la testimonianza vivente che al contrario ti indurisce. Adesso non ci resta che sperare in una maternità.

Non l'avessi mai fatto, si sono scatenati commenti moralizzatori, ne riporto uno soltanto in quanto rappresentativo:

la donna isterica a cui farebbe bene il matrimonio e la maternità è roba da ottocento o da maschilismo di bassa lega.

Ritengo, come ho scritto nel blog di Lauraetlory, che una buona, anzi ottima arma a nostra disposizione per esorcizzare i fantasmi della discriminazione sia l'autoironia. Se noi per prime riusciamo a ridere su certi luoghi comuni, che in passato sicuramente ci hanno penalizzato, e questo non lo nego, certamente ne sminuiamo importanza e valore.

Rispetto le opinioni di tutti, ma non posso evitare di farmi una domanda: perché una donna nel 2008 ancora non ci riesce?

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categoria:pensieri, riflessioni, vita
mercoledì, 05 marzo 2008

Giorni pesanti questi. Un pensiero lo voglio rivolgere per un ultimo saluto a Tina Lagostena Bassi, che se ne è andata ieri dopo aver combattuto una vita per i diritti delle donne.
Per principi che oggi ci sembrano scontati ma anni fa non lo erano per niente.

Trenta anni fa i processi per stupro si conducevano sorvolando sulle crudeltà e le violenze inflitte alle vittime di violenza sessuale: nel processo per il Massacro del Circeo, Tina raccontò con dovizia di  particolari cosa erano state costrette a subire da Angelo Izzo e i suoi complici le povere malcapitate, mentre la difesa sosteneva che se fossero rimaste a casa non sarebbe accaduto nulla.

Soltanto dodici anni fa invece, lo stupro era considerato solo un reato civile, Tina si fece portavoce di una riforma che lo trasformò in reato contro la persona e il conseguente inasprimento delle pene.

Magari in ritardo, ma meglio tardi che mai: grazie Tina.

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lunedì, 18 febbraio 2008

Il lupo perde il pelo ma non il vizio, quindi nonostante i miei buoni propositi di non leggere i quotidiani di lunedì per non rovinarmi l'intera settimana continuo imperterrita a dispetto del mio fegato che si ingrossa a dismisura.

Ferrara, in questi giorni lo immagino seduto 24 ore al giorno davanti a 18 televisori per controllare che nessuno parli a difesa della legge 194. Ieri era sintonizzato su Rai 3 a guardare la trasmissione di Fazio e ha aspettato fino ai titoli di coda per cogliere in flagrante la Littizzetto che ha dichiarato quanto violento e crudele sia stato il blitz della polizia al Policlinico di Napoli per interrogare la donna che aveva appena abortito.

Questa la dichiarazione del direttore del Foglio:

"Consiglio loro di informarsi meglio su quel che è successo a Napoli, al Nuovo Policlinico. Lì è stato abortito, cioè ucciso, un bambino di ventuno settimane, e solo perché malato di una sindrome comune e curabile, la sindrome di Klinefelter."

Allora voglio seguire il suo consiglio, voglio saperne di più su questa malattia curabile e comune e questo è quello che ho trovato in rete:

Il quadro clinico è caratterizzato da: insufficiente virilizzazione, testicoli piccoli, sterilità, azoospermia, elevata statura, aumento delle gonadotropine plasmatiche.

Una minoranza dei soggetti affetti dalla sindrome di Klineferter presenta un ritardo mentale, molti invece hanno difficoltà verbali. I bambini imparano spesso a parlare molto più tardi rispetto ai coetanei e possono avere difficoltà ad imparare a leggere ed a scrivere.

I soggetti affetti hanno testicoli piccoli, disturbi della personalità fino al ridotto q.i., ginecomastia (mammelle simil-femminili), pene piccolo, alterazioni ossee, prolasso della valvola mitralica 55%, diabete franco 10%, incidenza del carcinoma della mammella 20 volte superiore al normale, leucemie gravi, disturbi psicologici legati alla loro condizione legata all'abitus eunucoide.

No, la sindrome di Klineferter non mi sembra curabile, e neanche l'0ttusità lo è.

Qualcuno dovrebbe dirlo a Ferrara.

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categoria:pensieri, riflessioni, vita
lunedì, 04 febbraio 2008

L'ammirazione è un sentimento costruttivo e se c'è una qualità che ammiro è senz'altro il coraggio.
Roberto Saviano è oggettivamente una persona coraggiosa: sento spesso dire in giro che l'italiano medio è un individuo senza identità, che non si muove e non reagisce finché gli eventi non toccano lui personalmente. Se però esiste un ragazzo di neanche 30 anni che in un libro denuncia abusi e soprusi della malavita mettendoci la faccia con nome e cognome vuol dire che ancora qualche speranza la abbiamo.

Oggi segnalo un suo pezzo su Repubblica circa la questione dei rifiuti in Campania. Può essere utile a chi, vivendo a Roma, Firenze o Milano non riesce a capire l'assurdità di una situazione che nel 2008 sembra completamente anacronistica:

"Chi gestiva le discariche non rispettava i limiti, né le regole riguardo alle tipologie. Somiglianti più a buche fatte male che a strutture per lo sversamento, le discariche si riempivano di percolato divenendo laghi ricolmi di un frullato di schifezze, fogne a cielo a aperto. E così si sono riempite presto, e non solo di rifiuti urbani. Scavare crateri enormi, portare giù il camion e poi, uscito il conducente, saldare le porte del tir e sotterrare: era un classico. Un modo per non toccare i rifiuti nemmeno con un dito. Il tutto dava un guadagno talmente alto da poter sacrificare, intombandoli, interi tir...
Ma perché i cittadini si ribellano alla riapertura delle discariche? Perché sembrano così folli da preferire i sacchetti che da circa due mesi hanno davanti a casa? Perché temono che insieme a quelli che dovrebbero essere solo rifiuti solidi urbani invece arrivino anche i veleni. Eppure ricevono le massime garanzie che la loro situazione non peggiorerà. Ma da chi le ricevono? Da coloro di cui non si fidano più. Da coloro che hanno sempre appaltato lo smaltimento a ditte colluse, a uomini imposti dai clan di camorra. E chi deciderà quindi davvero la sorte dei rifiuti? Come sempre i clan."

Nel frattempo Gianni De Gennaro, commissario per l'emergenza rifiuti in Campania, va in tv da Fazio e dichiara che la sua presenza ha un senso perché confrontando le foto dei giornali ora e quelle di un mese fa la spazzatura è allo stesso livello, e non si è centuplicata.

Un successo, nulla da eccepire.

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categoria:pensieri, riflessioni, vita
giovedì, 17 gennaio 2008

Ci ho pensato tutto il giorno. Da ieri sera tento di dare un giudizio obiettivo alla questione Papa versus Sapienza, tentando di non farmi influenzare dal forte anticlericalismo che mi caratterizza.

Ho letto editoriali, rassegne stampa e stavo quasi per convincermi che ancora una volta la libertà di pensiero era andata a farsi benedire seppure a svantaggio di un'istituzione, la Chiesa, che non mi è poi così congeniale.

Poi mi sono soffermata su un aspetto. L'importanza delle parole: se ne usa una invece di un'altra e il significato viene stravolto.

Su tutte le prime pagine dei quotidiani a caratteri cubitali lo sdegno: Al Papa è stato impedito di parlare". No. Non è così. La decisione di non partecipare all'inaugurazione dell'anno accademico de La Sapienza è stata presa da Joseph Ratzinger spontaneamente. Ancora una volta la Chiesa si è dimostrata impermeabile a qualsiasi confronto con posizioni antistanti le sue, ponendosi su un piedistallo di vanagloriosa immunità che nel 2008 non ha più senso di esistere.

Credo che il Papa avrebbe dovuto presenziare all'evento, magari anche beccandosi fischi e qualche striscione irriverente, ma sicuramente sarebbe stato un punto a  favore nel dimostrare e ribadire lo spirito di umiltà millantato dalla nostra religione.

La libertà di pensiero tanto invocata da politici e giornalisti non può e non deve essere univoca: io ho il diritto sacrosanto di dire che la tua presenza non la approvo, e facendo questo non posso essere tacciato di aver impugnato le forbici da censore.

Il gridare allo scandalo su tutti i fronti mi sembra piuttosto una forma di bieca strumentalizzazione per portare alla ribalta un'istituzione anacronistica e che si fa scudo di un''intolleranza medievale.

E purtroppo, l'intolleranza genera altra intolleranza.

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categoria:pensieri, vita, sesso
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